Lo studio Future of Creativity: Emoji Trend Report 2022, rivela interessanti insight sull’uso delle emoji in vari contesti: dal lavoro, alle relazioni e tanto altro

Dal sondaggio è emerso che il 73% degli intervistati è convinto che chi inserisce degli emoji nei messaggi trasmetta un’immagine di sé più brillante, cordiale e divertente. Non sorprende quindi che gli emoji siano diventati così popolari, visto che ci aiutano a comprenderci meglio reciprocamente. Dalle app di messaggistica per il lavoro, a quelle di incontri, fino alle chat di gruppo, gli emoji danno la possibilità di trasmettere le proprie emozioni, il tono e lo stato d’animo con solo pochi tocchi sulla tastiera. Quando le parole non bastano, gli emoji vengono in nostro aiuto. A volte ciò di cui hai bisogno è un emoji!

Gli emoji facilitano la comunicazione

Se ti è capitato di cadere in preda all’ansia dopo aver ricevuto un messaggio senza emoji, sappi che non sei l’unico. La cosa non sorprende, dato che la stragrande maggioranza (91%) degli intervistati usa gli emoji per dare un tocco di leggerezza alle conversazioni. Cosa c’è di più efficace di un 😂, 👍, 🤣, ❤️, 😘 – i cinque emoji più popolari - piazzato a effetto? Questi allegri pittogrammi hanno addirittura la capacità di potenziare la nostra salute mentale generale, come dichiara oltre la metà (58%) degli intervistati.

Gli emoji possono favorire (ma anche ostacolare!) la tua vita sentimentale

“Utilizzare gli emoji è indice di intelligenza emotiva. Dimostra che sai essere vulnerabile e sei in grado di mostrare i tuoi sentimenti”, afferma Paul D. Hunt.

Lo stesso vale per il mondo degli incontri e delle relazioni. Ora che sono diventati un linguaggio dell’amore a tutti gli effetti, gli emoji possono generare o sfatare una prima impressione, oppure accendere o spegnere una possibile scintilla. Per farla scoccare, manda i tre emoji che ti renderanno più interessante per un potenziale nuovo innamorato: 😘, 🥰, oppure 😍. E in ogni caso evita i tre emoji che più probabilmente rovineranno l’atmosfera: 💩, 😠, and 🍆.

Dal nostro studio emerge che il 30% della generazione Z ha rotto una relazione inviando un emoji.

**“**Non vorresti mai stare insieme a una persona che non è in grado di condividere le proprie emozioni con te, vero? Ritengo che lo stesso valga per la comunicazione digitale. L’uso degli emoji e la capacità di comunicare digitalmente in modo emotivo rientrano in ciò che normalmente ci si aspetta a livello di maturità emotiva. Se non sei in grado di farlo, un potenziale partner potrebbe chiedersi se queste qualità ti manchino anche nella vita reale”, afferma Paul.

Gli emoji: uno strumento potente nell’era del lavoro da remoto

Se gli emoji facilitano la comunicazione nella sfera personale, perché non trasferire questi effetti positivi anche sul posto di lavoro? Molti di noi stanno ancora lavorando da casa, e ci sono alcuni che non hanno mai incontrato i propri colleghi di persona. Il 68% degli intervistati non solo ha affermato di apprezzare quando gli altri usano gli emoji sul lavoro, ma ha dichiarato anche che questa abitudine ha un impatto positivo sulla capacità di piacere (72%) e sulla credibilità (59%). C’è stato un tempo in cui gli emoji erano considerate non professionali, ma oggi non è certamente più così.

“Una delle sfide del lavoro ibrido è talvolta la difficoltà di interpretare le comunicazioni scritte dei colleghi, non avendo la possibilità di interagire di persona. Gli emoji sono uno strumento grandioso per prevenire potenziali malintesi: un veloce smiley a conclusione di un messaggio può fare molto”, afferma Kamile.

Se da un lato gli emoji spesso facilitano la comunicazione, il fraintendimento è sempre dietro l’angolo, specie dal momento che il 50% degli utenti americani usa gli emoji in modo diverso dal loro significato originario. Con l’imperversare dei divertenti scontri generazionali sui social media (vi ricordate di “cheugy”?), che spesso vedono contrapposti millennial e generazione Z, chiaramente l’età anagrafica incide fortemente sul modo in cui si usano i diverse emoji.

Per esempio, 🤠 è l’emoji più frainteso negli Stati Uniti. Il suo “yeehaw” ha dato vita a un esercito di meme e ha acquisito popolarità grazie a musicisti come Kacey Musgraves e Lil Nas X. Ma è anche per questo che gli emoji sono così entusiasmanti: con il cambiare dei tempi e della cultura, muta inevitabilmente anche la lingua, emoji comprese.

“Una delle cose che preferisco degli emoji è il fatto che sono in perenne evoluzione. Il significato si genera solo nel contesto della comunicazione con gli altri, e gli emoji possono significare quello che vuoi”, spiega Paul.

Cresce la richiesta di emoji più inclusive

Secondo il sondaggio, l’età, la razza/etnia, la cultura e la disabilità sono le quattro principali categorie di emoji inclusive che gli utenti USA vorrebbero vedere ampliate.

Mentre gli emoji continuano a influenzare il mondo intorno a noi, il 71% degli utilizzatori americani ritiene che gli emoji inclusivi possano contribuire a promuovere discussioni positive su questioni sociali e culturali, mentre il 75% pensa che possano contribuire a una maggiore sensibilizzazione rispetto alla diversità. Nonostante un significativo sviluppo negli ultimi anni, l’83% degli intervistati ritiene che gli emoji dovrebbero consentire una maggiore rappresentanza.

Stammi vicino con l’emoji 🤝

“Mi piace usare gli emoji per trasmettere la mia personalità nelle comunicazioni digitali e per riuscire a creare una connessione più profonda con le persone pur non essendo a tu per tu”, dichiara Kamile.

Gli esseri umani sono programmati per desiderare connessione, appartenenza e comunità: vogliamo capire gli altri ed essere capiti. Quando trascorriamo tantissimo tempo dietro a uno schermo, vengono a mancare elementi caratterizzanti personali quali il tono, la mimica facciale e il linguaggio del corpo, e questo desiderio diviene ancora più profondo. Gli emoji possono contribuire a risolvere questo problema, rappresentando sullo schermo quanto non è possibile scrivere a parole. Poiché la maggioranza degli utilizzatori di emoji americani (88%) riferisce di sentirsi tendenzialmente più empatico nei confronti di chi usa le emoji, c’è la possibilità di trascendere i limiti della lingua, nella speranza di orientarci verso un futuro più compassionevole.